Zu viel Englisch in Locarno?
Massimo Piccoli. © Locarno Film Festival / Ti-Press.

Zu viel Englisch in Locarno?

Chiara Fanetti 20. März 2025

Die vier Tessiner Filmclubs haben einen offenen Brief an das Locarno Film Festival geschrieben, in dem sie die italienische Sprache verteidigen.

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Mitte Januar äusserten die vier kantonalen Filmclubs – angesiedelt in Bellinzona, Locarno, Lugano und im Mendrisiotto – in einem offenen Brief ihre Besorgnis über den Vormarsch des Englischen am Locarno Film Festival. Der Brief ging an die Präsidentin und die Leitung des Festivals, an Medien und Persönlichkeiten aus der Politik.

Die Filmclubs, in denen man sich der internationalen Ausrichtung des Festivals und damit der selbstverständlichen Präsenz der Weltsprache Englisch bewusst ist, wiesen darauf hin, dass die Landessprachen zwar noch im Programmheft vorkommen, in den Schlüsselmomenten des Festivals jedoch immer seltener genutzt werden, ob bei Filmeinführungen oder Gesprächen mit Gästen (bei denen dem Publikum keine Übersetzung angeboten wird), ebensowenig bei Untertiteln. Das gelte insbesondere für Italienisch, und das, obwohl gemäss den auf der Internetseite des Festivals publizierten Zahlen 40 Prozent des Publikums aus dem Tessin stammen.

Die helvetische Sprachenvielfalt ist eine grosse Herausforderung für die schriftliche wie die mündliche Kommunikation, gerade in einer sich immer schneller drehenden Welt. Von den drei offiziellen Amtssprachen auf Bundesebene ist Italienisch mit Abstand die kleinste, aus diesem Grund war bis vor einigen Jahren Französisch in Locarno die Festivalsprache. Man betrachtete das als guten Kompromiss auch für das italienischsprachige und das Deutschschweizer Publikum. Heute greift man im Zweifelsfall schweizweit auf Englisch zurück, und gerade im stark auf Tourismus ausgerichteten Tessin ist man sich der Bedeutung dieser Sprache natürlich bewusst. Gleichzeitig sagt die Entscheidung der Organisatoren einer Veranstaltung für eine bestimmte Sprache auch etwas darüber aus, ob sich ein Angebot eher an Touristen oder an die einheimische Bevölkerung richtet (man denke etwa an das Open Air Moon & Stars). Damit haben wir uns ziemlich weit vom Inhalt des Briefes der kantonalen Filmclubs entfernt, aber die konstruktive Diskussion, die er angestossen hat, wird so in einen breiteren Kontext gestellt.

Zu Gast in der Sendung Alphaville auf RSI ReteDue sagte Giona Nazzaro, künstlerischer Leiter des Locarno Film Festival, Englisch sei für das Festival «eine funktionale Sprache, nicht Trägerin der im Fall von Locarno stark in der Region verwurzelten, italienischsprachigen, tessinerischen Identität». Er ergänzte, die Leitung wolle in Schlüsselmomenten wie einer Vorab-Weltpremiere und vor einem «echten», nicht aus Fachleuten oder Journalisten bestehenden Publikum die Produktionssprache eines Filmes respektieren.

Ein anderes im Brief der Filmclubs erwähntes Beispiel ist die Retrospektive zu Columbia Pictures von 2024, bei der viele Filme in Originalsprache und ohne Untertitel, oder dann nicht italienischen, gezeigt wurden, was die Zugänglichkeit einschränkte. Nazzaro erklärte, dass man mit der Retrospektive einen neuen Blick auf die Produktion von Columbia Pictures ermöglichen wollte und sich bewusst dafür entschieden hatte, möglichst gute, restaurierte und zum Teil nie ausserhalb der USA veröffentlichte Fassungen von Filmen statt mit Untertiteln ausgestattete, aber abgenutzte Kopien zu zeigen. Der künstlerische Leiter nahm die Kritik aber auf und betonte, die durch die Tessiner Filmclubs ausgelöste Debatte sei wichtig gewesen, sie hätten das als Prüfung ihrer Arbeit erlebt. Raphaël Brunschwig, operativer Leiter, kündigte in derselben Sendung an, dass man sich 2025 in Bezug auf die Untertitel besonders bemühen werde.

Die vier kantonalen Filmclubs – die sich eine grössere sprachliche Ausgewogenheit und eine zentrale Rolle des Italienischen an dieser für die Region so wichtigen Kulturveranstaltung wünschen – bleiben im Tessin ein wichtiger Referenzpunkt in Diskussionen rund um die Filmkunst, was auch der von ihnen angeregte Austausch der letzten Wochen bestätigt.

Versione originale italiana

Troppo inglese a Locarno?

I cineclub ticinesi scrivono al Locarno Film Festival per difendere l’italiano.

A metà dello scorso gennaio, i quattro Circoli del Cinema Cantonali - attivi a Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio - hanno espresso preoccupazione per l’uso crescente dell’inglese al Locarno Film Festival. La riflessione è stata esposta in una lettera aperta indirizzata alla presidenza e alla direzione del Festival, ai media e a personalità politiche.

Consci della caratura internazionale della manifestazione, e dell’ovvia presenza dell’inglese come lingua di scambio globale, i cineclub mettono in luce però come, eccezion fatta per il catalogo, le lingue nazionali siano sempre meno utilizzate in altri momenti chiave dell’evento, dalle introduzioni delle proiezioni in sala agli scambi con gli ospiti (senza che sia a disposizione del pubblico una traduzione), fino ai sottotitoli degli stessi film. Grande assente sarebbe soprattutto l’italiano, a fronte di un 40% del pubblico residente in Ticino, come affermano i dati consultabili sul sito del festival.

La ricchezza del plurilinguismo elvetico è una sfida per la comunicazione, scritta o orale, soprattutto in un mondo sempre più veloce. L’italiano ha una posizione minoritaria tra le tre lingue ufficiali a livello federale, tanto che fino a qualche anno fa la lingua del Festival di Locarno era il francese, visto come un buon compromesso anche per il pubblico italofono e quello proveniente dalla Svizzera tedesca. Oggi questo punto franco è rappresentato, in tutta la Svizzera, dall’inglese, e il Ticino, anche in quanto cantone a vocazione turistica, sa quanto sia importante garantirne la conoscenza, ma è anche vero che in occasioni pubbliche come gli eventi, la lingua utilizzata dagli organizzatori diventa il metro per capire quanto determinate proposte siano destinate più ai turisti che alla popolazione locale (l’open air Moon & Stars è uno di questi esempi). Sono elementi apparentemente distanti questi, rispetto al tema specifico sollevato dalla lettera dei cineclub cantonali, ma possono dare una collocazione più ampia alle riflessioni che sono scaturite e che hanno portato ad uno scambio costruttivo importante.

Interpellato nel programma radiofonico Alphaville di RSI Rete Due, Giona Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival, ha ribadito come l’inglese sia per la manifestazione una «lingua funzionale, non porta con se un’identità, che nel caso di Locarno è un’identità italofona e ticinese, profondamente ancorata nel territorio». Ha aggiunto che la volontà della direzione è quella di «rispettare la lingua di produzione dei film» in un momento chiave come quello di un’anteprima mondiale, di fronte ad un pubblico «reale», non di professionisti o di giornalisti.

Un altro esempio citato dai cineclub riguarda la retrospettiva dedicata alla Columbia Pictures, proposta nell’edizione 2024, in cui molte pellicole sono state proiettate in lingua originale senza sottotitoli, tantomeno in italiano, limitando così la fruizione per il pubblico. Nazzaro ha spiegato che la retrospettiva è nata per dare un aspetto diverso alla produzione della Columbia e coscientemente si è scelto di mostrare i film nelle condizioni migliori possibili, con copie restaurate, a volte inedite, che non erano mai uscite dagli Stati Uniti, piuttosto che proiettare copie rovinate ma provviste di sottotitoli. Accogliendo la critica, il direttore artistico ha sottolineato come sia stato importante questo dibattito sollecitato dai cineclub ticinesi, vissuto come un «momento di verifica del lavoro» che il festival svolge. Raphaël Brunschwig, direttore operativo, sempre ai microfoni RSI, ha dichiarato che per il 2025 sul tema sottotitoli sarà fatto «uno sforzo aggiuntivo».

I quattro Circoli del Cinema Cantonali - che auspicano un maggiore equilibrio linguistico, affinché l’italiano abbia un ruolo centrale in un evento culturale così rilevante per la regione - restano un punto di riferimento per la discussione intorno alla settima arte in Ticino, e lo scambio generato in queste settimane lo dimostra nuovamente.

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