Die Dreharbeiten für «Becaària», eine Verfilmung des gleichnamigen Romans des Tessiner Schriftstellers Giorgio Genetelli, hätten am 1. Juli beginnen sollen. Ein lang erwarteter Moment für den Regisseur Erik Bernasconi, der sich seit zwölf Jahren mit diesem Projekt beschäftigt. In der Nacht vom 29. auf den 30. Juni kam es in der Alta Vallemaggia jedoch zu einem verheerenden Unwetter, das mehrere Todesopfer forderte und grosse Zerstörung anrichtete. Die Entschlossenheit der lokalen Bevölkerung steckte aber alle an: Die einzige Option war wiederaufbauen und nach vorne blicken.
Was geht dir durch den Kopf, wenn du an diese Tage zurückdenkst, die ihr im Tal erlebt habt?
Was um uns herum geschah, überstieg jegliches Mass. Von einem zerstörten Lastwagen und ein paar beschädigten Kostümen abgesehen, blieben wir glücklicherweise alle verschont [die Crew war in dieser Nacht in Prato-Sornico und Bignasco untergebracht, Anm. d. Red.]. Zu Beginn sassen wir im Tal fest, wir konnten nicht weg. Wir wussten nicht, ob es mit dem Dreh klappen würde, ob es überhaupt richtig war, einen Film zu machen, nachdem das Tal einen solchen Schock und solche Verwüstungen erlitten hatte. Nach einer Woche zeigte sich, dass man sich mit einer ungeheuren Kraft erholte, und die Leute signalisierten uns, dass man sich über unser Bleiben freuen würde.
Der Schock war gross, gleichzeitig musstet ihr euch um ganz konkrete Dinge kümmern. Wie seid ihr vorgegangen? Musstet ihr auf bestimmte Drehorte verzichten?
Als wir am 15. Juli mit den Dreharbeiten begannen, waren wir uns als Gruppe einig, dass wir bleiben wollten. Manche hatten Schlamm geschaufelt, und eine Darstellerin, die klettert, hat bei der Suche nach verschwundenen Ziegen mitgeholfen. Ich selber war in der zweiwöchigen Zwangspause damit beschäftigt, alternative Schauplätze ausfindig zu machen für den Fall, dass wir anderswo hätten drehen müssen. Da eine Brücke eingestürzt war, konnten wir das Tal aber nicht verlassen und auch keine neue technische Ausrüstung holen, und die Strasse nach Fusio, wo die Dreharbeiten hätten beginnen sollen, war wegen Erdrutschen gesperrt. Dann besserte sich die Situation allmählich, und wir konnten letztlich an praktisch allen vorgesehenen Orten arbeiten.
Gab es besonders schwierige Aspekte? Cinédokké, das den Film produziert, hat in mehreren Anläufen nach Statisten und Statistinnen gesucht.
«Becaària» spielt in den 1970er Jahren, die von einem spezifischen Stil geprägt waren. Im Film gibt es einige Massenszenen, und da wir nicht die Mittel hatten, alle mit künstlichen Koteletten und Perücken auszustatten, mussten wir Leute finden, die ein entsprechendes Aussehen haben, das war nicht einfach. Ausserdem fielen letztlich viele Statisten aus, weil wir einen Teil der Szenen wegen der Verzögerungen erst mitten in der Sommerferienzeit drehen konnten. Der Verantwortliche für die Statistenrollen, Shair Cruz, hatte also mit einigen Schwierigkeiten zu kämpfen, schaffte es aber in vereinten Kräften mit den Abteilungen Maske und Kostüme, eine wunderbare 1970er Jahre-Welt zu erschaffen.
Wie sind die sechswöchigen Dreharbeiten insgesamt verlaufen?
Ein entscheidender Faktor war, dass wir ein seit Jahren eingespieltes Team sind. Michela Pini und Cinédokké sind für das Projekt einige Risiken eingegangen, zum Glück hat alles geklappt. Die sechs Wochen sind wie im Flug vergangen, gleichzeitig hatte ich das Gefühl, mich schon jahrelang im Maggiatal aufzuhalten, dort auf einmal verwurzelt zu sein und ihm etwas zu schulden, da es uns so gastfreundlich aufgenommen und aus der Not gerettet hat.
«Becaària» soll bis Mitte 2025 fertiggestellt werden.
Versione originale italiana:
Nel cuore della Valle
Abbiamo raggiunto il regista Erik Bernasconi a pochi giorni dalla fine delle riprese del suo nuovo film, girato in Alta Vallemaggia.
Dovevano iniziare il 1° luglio le riprese di «Becaària», adattamento cinematografico dell’omonimo libro dello scrittore ticinese Giorgio Genetelli. Un momento molto atteso dal regista Erik Bernasconi, che lavorava a questo progetto da dodici anni. Poi, nella notte tra il 29 e il 30 giugno, una terribile alluvione ha colpito l’Alta Vallemaggia, portando morte e distruzione. La determinazione della gente del posto però ha deciso per tutti che c’era solo una cosa da fare: ricostruire e guardare avanti.
Cosa torna alla mente pensando a quei giorni, che avete vissuto sul posto?
Quello che ci stava succedendo intorno era molto più grande di noi. Per fortuna, a parte un camion disperso e alcuni costumi rovinati, nessuno tra noi è rimasto ferito (la troupe quella notte alloggiava tra Prato-Sornico e Bignasco, ndr.). Siamo dovuti restare in valle all’inizio, non ci si poteva spostare. Non sapevamo se avremmo potuto girare e nemmeno se era opportuno fare un film mentre c’era un territorio scosso e ferito. Dopo una settimana è apparso chiaro che la valle si stava riprendendo con una forza pazzesca e le persone ci hanno fatto capire che erano felici se restavamo.
L’impatto emotivo è stato forte ma avete dovuto anche essere molto concreti. Come vi siete mossi? Avete dovuto rinunciare ad alcune ambientazioni?
Quando siamo partiti con le riprese, il 15 luglio, lo abbiamo fatto forti di un gruppo che ha voluto restare sul territorio. Qualcuno ha dato una mano spalando il fango o, come una nostra attrice che fa arrampicata, cercando delle capre scomparse. Io, nelle due settimane di stop, ho cercato tutte le alternative possibili nel caso avessimo dovuto cambiare location: il crollo di un ponte non ci permetteva di scendere e non potevamo far arrivare il nuovo materiale tecnico, e per andare a Fusio, dove dovevamo iniziare a girare, c’erano delle frane che impedivano l’accesso. Poi gradualmente la situazione si è ripresa e abbiamo potuto filmare praticamente in tutti i luoghi che avevamo previsto.
Ci sono stati aspetti che si sono rivelati più problematici? Cinédokké, che produce il film, ha più volte pubblicato la ricerca di comparse.
«Becaària» è ambientato negli anni ’70, un’epoca con un look specifico. Avevamo alcune scene con molte comparse e, non avendo la forza produttiva per applicare basette e capigliature a tutti, dovevamo trovare persone che avessero già un aspetto adatto, non è stato facile. In più lo spostamento delle riprese ha fatto slittare alcune di queste scene nel pieno delle vacanze estive e molte persone non erano più disponibili. Shair Cruz, responsabile delle comparse, ha ben penato ma è riuscito, con il reparto trucco e costumi, a creare un bellissimo immaginario anni ’70.
Complessivamente come sono andate le sei settimane di riprese?
È stato fondamentale affrontare tutto insieme al gruppo con cui collaboro da anni. Michela Pini con Cinédokké si è presa dei rischi per il progetto, per fortuna ce l’abbiamo fatta. Le sei settimane sono volate, anche se mi è sembrato di stare per anni in Vallemaggia, con una sensazione d’improvviso radicamento nel territorio, di dovere qualcosa a quel luogo che ci aveva ospitati e ci aveva fatto scampare il pericolo.
«Becaària» sarà concluso nella prima metà del 2025.