Diego Benzoni ist nicht zum ersten Mal an der Filmbiennale von Venedig. Er war schon 2023 mit «Lubo» von Giorgio Diritti dabei, einer schweizerisch-italienischen Koproduktion, die im Hauptwettbewerb lief. Auch dieses Jahr hat er einen triftigen Grund: Der Tessiner Schauspieler aus Mendrisio spielte bei «Queer» von Luca Guadagnino mit – ein wahr gewordener Traum, der Italiener gehört nämlich zu seinen Lieblingsregisseuren.
«Der Film wurde in Cinecittà gedreht, es gab also auch Vorsprechen in Italien». Für Diego Benzoni ist ein US-amerikanischer Akzent kein Problem, und so konnte er sich für die amerikanischen Rollen bewerben. Er bekam einen Part, der auch eine Tanzszene umfasste. Eine kleine Rolle, für ihn jedoch ein wichtiger Karriereschritt: «Seit ich in diesem Film mitgespielt habe, ist etwas in Bewegung geraten, ich habe das Gefühl, jetzt mit einem Fuss im Geschäft zu sein».
Nach über sechs Jahren in Grossbritannien – wo er Kurse an der Royal Academy of Dramatic Arts in London und an der Royal Shakespeare Company in Statford-upon-Avon absolvierte – und nach mehreren Rollen in der Schweiz und in Italien, etwa unter der Regie von Bindu de Stoppani und Silvio Soldini, entschied sich Diego für einen Umzug nach Mailand: «Ich habe in England an vielen Vorsprechen teilgenommen, vor allem für italienische oder europäische Rollen, aber da ich nicht wie ein Italiener aussehe, gestaltete sich die Sache schwierig». Bei Vorsprechen spielen manchmal Stereotypen eine Rolle, Filme brauchen sie, und so kann es passieren, dass ein Schweizer Schauspieler italienischer Muttersprache, der auch Englisch, Französisch und Deutsch spricht, aber anders aussieht als man sich einen mediterranen Typ gemeinhin vorstellt, nur schwer einen Platz für sich findet. Aus dem Tessin zu stammen, bringt aber auch Vorteile mit sich.
Perfekte Kombinationen
Diego Benzonis Profil ist vielleicht nicht massentauglich, er betont aber, dass man als Tessiner auch Chancen hat. «Im Tessin ist man gezwungen, den Blick nach aussen zu richten, mindestens eine weitere Sprache zu lernen. In Italien, wo Regionalität eine wichtige Rolle spielt, ist es für mich manchmal schwierig, weil ich weder aus Neapel noch aus Rom stamme, wo derzeit die meisten Produktionen spielen. Andererseits habe ich dieses Jahr mit Alice Diop Kurzfilme gedreht (sie wurden unter dem Titel «Passo a due» am Locarno Film Festival gezeigt), und nicht jeder italienische Schauspieler könnte auch auf Französisch spielen. Ich bin im Tessin geboren und zur Schule gegangen und kann das.» Das müssen sich auch die Produzenten der beliebten Schweizer Serie «Tschugger» gedacht haben, als sie Benzoni für die dritte Staffel verpflichteten. «Ich verbrachte drei Monate auf dem Set und spielte einen italienischen Mafioso. Man liess mir grosse Freiheit bei der Gestaltung meiner Figur, ich habe mich für einen römischen Akzent entschieden. In Italien hätte es mit dieser Rolle nie geklappt, es hätte so viele Anwärter gegeben. Als Tessiner kann ich mich für eine Deutschschweizer Serie in einen Römer verwandeln». Benzoni erzählt es mit einem Lächeln: «Genau das gefällt mir an meiner Arbeit als Schauspieler: Ich kann mich verwandeln, mir eine Figur erarbeiten. Auch aus diesem Grund war ‹Tschugger› für mich eine wunderbare Erfahrung».
Blick nach aussen
Es gibt weitere Tessiner Schauspieler und Schauspielerinnen, die ihre Ausbildung im Ausland beziehungsweise in England gemacht haben, etwa Christina Rosamilia und Camila Koller. Eine Entscheidung, die unter anderem Entschlossenheit voraussetzt. «Als Schauspieler erlebt man grosse Stimmungsschwankungen, unbelohnte Mühen, Enttäuschungen, aber ich kann mir für mich keinen anderen Beruf vorstellen. Ich habe immer an meinem Traum festgehalten. Ich bin ziemlich zuversichtlich, sehe viele junge Leute mit guten Ideen, die schöne Karrieren vor sich haben, auch wenn es immer schwieriger wird, Filme zu machen».
Dies sagt Benzoni vor allem mit Blick auf Italien: «Mit den neuen Dekreten der aktuellen Regierung, den Kürzungen der Kulturgelder wird die Situation immer schwieriger. Filme, die nicht der gewünschten politischen Linie entsprechen, werden es mit der Finanzierung immer schwerer haben. Ich blicke aber trotzdem optimistisch in die Zukunft». In der ganz nahen Zukunft hofft Diego Benzoni vor allem auf eine Hauptrolle oder zumindest eine grössere Rolle, «nicht aus Eitelkeit, sondern um umfassend und ambitionierter an der Gestaltung einer Figur arbeiten zu können».
Versione originale italiana:
Il profilo unico di Diego Benzoni
L’attore ticinese ha studiato recitazione e teatro in Inghilterra e ora si muove tra cinema italiano e produzioni in tutta la Svizzera
Questa non è la prima volta alla Biennale Cinema di Venezia per Diego Benzoni. Nel 2023 c’era già stato per accompagnare «Lubo» di Giorgio Diritti, coproduzione svizzero italiana presentata nel concorso principale. Anche quest’anno l’occasione è importante: l’attore ticinese, nato a Mendrisio, ha partecipato a «Queer» di Luca Guadagnino, un sogno diventato realtà, visto che il regista italiano è uno dei suoi preferiti.
«Il film è stato girato a Cinecittà, quindi ci sono stati dei provini anche in Italia». Per Diego Benzoni l’accento statunitense non è un problema e ha potuto candidarsi per i ruoli americani, ottenendo una parte dove c’è anche una scena di danza. Un piccolo ruolo che rappresenta però un passo decisivo per la sua carriera: «da quando ho partecipato a questo film si è sbloccato qualcosa, ora ho la sensazione di avere un piede all’interno dell’industria».
Dopo aver vissuto più di sei anni nel Regno Unito - seguendo dei corsi alla Royal Academy of Dramatic Arts di Londra e alla Royal Shakespeare Company a Stratford-upon-Avon - e dopo diversi lavori ottenuti tra Svizzera e Italia, diretto tra gli altri da Bindu de Stoppani e da Silvio Soldini, Diego ha deciso di trasferirsi a Milano: «in Inghilterra facevo molti provini, soprattutto per interpretare personaggi italiani o europei, ma non avendo un aspetto di quel tipo stava diventando complicato». Talvolta i casting e le esigenze dei film funzionano per stereotipi e così un attore svizzero, che parla inglese, francese e tedesco, che è di madrelingua italiana ma non rispecchia quello che nell’immaginario collettivo è l’estetica mediterranea, ecco, questo attore potrebbe trovarsi in difficoltà nell’individuare il suo spazio. Ma essere ticinesi ha anche dei vantaggi.
Combinazioni perfette
Forse non è un profilo mainstream quello di Diego Benzoni ma lui ci tiene a riconoscere le opportunità che possono nascere dall’essere cresciuto in Ticino.
«È un posto che ti obbliga a guardare verso l’esterno, ad imparare almeno un’altra lingua. In Italia, dove la regionalità è molto importante, in alcuni casi per me è faticoso, perché non vengo da Napoli o Roma, e in questo periodo è in quelle zone che sono ambientate la maggior parte delle produzioni. D’altra parte però quest’anno ho girato dei corti con Alice Diop («Passo a due», presentato al Locarno Film Festival) e forse non tutti gli attori italiani saprebbero recitare in francese. Io, che sono nato in Ticino e ho studiato qui, lo so fare». Un ragionamento simile lo devono aver fatto anche i produttori della celebre serie svizzera «Tschugger», quando hanno scritturato Diego Benzoni per la terza stagione. «Sono stato coinvolto per tre mesi e interpretavo un mafioso italiano. Ho avuto un sacco di libertà per scegliere le caratteristiche del mio personaggio, ho anche deciso di dargli un accento romano. Un’opportunità del genere in Italia non l’avrei mai avuta, hanno tanti altri profili per un ruolo simile. Io invece, che sono ticinese, posso trasformarmi e fare il romano in una serie svizzero tedesca». Questo Diego Benzoni ce lo racconta sorridendo: «è quello che mi appassiona dell’essere un attore: potermi trasformare, fare ricerca sul personaggio. Lavorare su «Tschugger» è stata una bellissima opportunità anche per questo».
Sguardo esterno
Ci sono altri attori e attrici che dal Ticino hanno deciso di studiare recitazione all’estero e in Inghilterra, come Christina Rosamilia e Camila Koller. Una scelta che richiede, tra le altre cose, una notevole determinazione. «Come attore vivi tanti sbalzi d’umore, grandi fatiche non ripagate e delusioni ma non potrei fare altro. Non ho mai abbandonato il mio sogno. Sono abbastanza fiducioso, vedo tanti giovani con belle idee e belle carriere davanti, nonostante sia sempre più difficile fare cinema».
Diego Benzoni dice questa frase pensando soprattutto all’Italia: «con i nuovi decreti dell’attuale governo, che tagliano i fondi alla cultura, la situazione sarà sempre più complessa. E se i film non seguono una certa linea politica faranno sempre più fatica ad essere finanziati. Io però voglio comunque guardare con ottimismo al futuro».
In quello prossimo, di futuro, Diego Benzoni spera soprattutto di ottenere un ruolo da protagonista o una parte più impegnativa, «non per vanità ma per poter lavorare ad un personaggio in modo completo e maggiormente ambizioso».